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TEATRO DEL SILENZIO

…metalliche armonie di presenze diverse…

Una grande stella composta da aeree volumetrie di tubi metallici che si incastrano, comprendendo al loro interno lo spazio circostante, domina i fondali del Teatro del Silenzio. Dentro, aleggiati su piani diversi e in semplici, stilizzate silhouette di lamiera, luccicano in più basilari elementi della vita sulla terra: animali,edifici, piante;al centro si collocano, in vividi colori primari, sottili figure umane che sembrano fungere da perno di tutta la costruzione. L’universo, l’umanità intera si raccoglie, disorienta, dentro questa forma dinamicamente si proietta in molteplici direzioni, verso l’infinito.

E’ come se il destino dell’ umanità, la soluzione anatomica dei suoi contrari si risolvesse nella continuità dello spazio, della materia,dello spirito. La scultura è per eccellenza la forma di espressione artistica che riguarda lo spazio. Come concetto essa è stata sempre più ampliata nel corso del ventesimo secolo e specialmente a partire dagli anni sessanta, quando l’arte esplose in un caleidoscopio di possibilità; in fondo,già da tempo la scultura non aveva bisogno di essere limitata in un immagine tridimensionale di pietra, di legno o bronzo.Le arti plastiche, liberata dalle finalità celebrative, conoscono nel Novecento una nuova era: cadono gli steccati tra le forme espressive, l’opera lascia il posto al progresso, la scultura dal basamento e si dilata nello spazio. Irrompono elementi di improvvisazione e casualità e l’arte comincia sempre più a declinarsi al pesante: la ricerca di grandezza e eternità sembra ora non avere più senso. Ora la scultura può non solo spazi, ma anche interi ambienti, addirittura la stessa conoscenza. D’altronde, non si può scoprire lo spazio senza muovere dei passi, fisicamente,piede dopo piede e dentro al mondo non al di fuori di esso. Ecco questo mi appare essere il senso degli interventi di Kurt Laurenz Metzler al Teatro del Silenzio e nel centro si Lajatico a cui rimandano i baluginanti, colorati uomini di ferro che si ergono sulla quinta di fondo.Un atto creativo che non può essere visto come sommità di diverse sculture – ognuna nella sua autonomia plastica-ma come ogni organico intervento fatto di continui rimandi e richiami. Figure umane, metalliche,spesso colorate presenze – colori puri in forme spigolose inondate da mutevoli bagliori luministici – si ergono delle vie e agli angoli degli slarghi,campeggiano imperiose sui tetti sottolineate da riquadri e dipinti della stessa fattura; altre volte forme astratte si incastrano fra volumi vibranti di incontenibile forza interiore. E’ un dialogo serrato e continuo tra elementi diversi: la forma, il colore, lo spazio, la luce, le case, le strade, la piazza, la conoscenza. Quelle sono presenze che occupano spazio materiale e mentale, di dimensioni diverse. E’ come se non mai fisse, come se ogni momento ne potesse essere cambiata una. E non va dimenticato che al di sopra di tutto, nella sua area,grafica levità, affiora il sesto anello della torre di Pisa, in stingente contatto visivo con il luogo in cui si apre il suggestivo Teatro del Silenzio. E, dunque, mi pare più opportuno parlare di opera,anziché di opere: la maestria e originalità di Metzler cotribuiscono a dare un vero significato all’ idea luogo, come quello da dove guardi e verso cui guardi; presenze figurali, ma concettualmente astratte che rivelano le loro modalità costruttive: elementi metallici che si fondono,si incastrano, si sovrappongono, quasi simboli delle sequenze attraverso cui si costruisce ogni processo cognitivo. Costruzioni luminose, dinamiche e lucenti: dal gioco reciproco di colore volumi,riflesso e riflessione, nasce la sensazione di spazi magici. Una magia che si dilata con l’intervento in diretta di esperti e raffinati graffitari. Luoghi quotidianamente abitati, ma percorsi per un lieve soffio di stravaganza. La creatività la stravaganza, la bizzarria, entrano a far parte della quotidianità, avvolgono visitatori e spettatori, esaltando le raffinatezze musicali di Andrea Bocelli.

Un evento, uno scorcio di realtà tanto concreto quanto caduco, precario, instabile, labile, transitorio.
Ilario Luperini